Ogni sera, quando esco dall'università vivo un deja vu.
Dopo tutta la giornata passata al chiuso in una stanza, con l'aria condizionata accesa, il primo respiro oltre il portone sembra quasi non vero. Allora mi fermo, socchiudo gli occhi, e inspiro più che posso: come se non dovessi perdere neanche un soffio di quell'aria fresca, neanche un briciolo di quel profumo di primavera. E inspiro tutta l'aria possibile: come se dovessi trattener il fiato per minuti interi!
Sorrido. Già. Perché mi rendo conto che non è così, che mi aspetta una passeggiatina prima di rimettermi su un autobus, e quindi quel rito è del tutto inutile, anche se ormai quotidiano. Allora riprendo a camminare. Lenta. Alberi, piante, fiori: i profumi si confondono e mi investono. E io mi inebrio di tutta questa natura: l'odore del verde di sera è più intenso, più fresco. Continuo a sorridere e a pensare che vorrei averti qui per farti provare le stesse emozioni, per fartele vivere e respirare, perché mai nessun mio racconto varrà un minuto in tutto questo.
Eppure, sono nel campus: nel pieno centro universitario, pullulante di gente schiamazzante di giorno, e così silenzioso la sera. Oggi poi, venerdì pre-ponte: praticamente un deserto.
Continuo la mia passeggiata: gerani e freesie lasciano il posto a lavanda, rosmarino. Sembra quasi di esser al mio mare, con la macchia mediterranea che ricopre le dune. Il sorriso non mi si toglie dalle labbra. E neanche il tuo pensiero dalla mente.
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